Retour  

Unis contre les voleurs de bœuf.

Da quattro anni fotografo la regione sud dell’Anosy, nel sud del Madagascar, dove anche vivo. Mi interessa raccontare la vita della gente. Il vecchio porto di Taolagnaro, con la sua pesca alla piroga. I mercati delle zone interne, momento tipico, un po’ in tutto il Madagascar. Mi avevano indicato Ranomafana, quale culla delle tradizioni Tamboly, etnia che ha dato origine alla più conosciuta Taolagnaro. Ranomafana è un centro agricolo dove si coltiva caffé robusta e riso. Prodotti poi rivenduti al... Da quattro anni fotografo la regione sud dell’Anosy, nel sud del Madagascar, dove anche vivo. Mi interessa raccontare la vita della gente.
Il vecchio porto di Taolagnaro, con la sua pesca alla piroga.
I mercati delle zone interne, momento tipico, un po’ in tutto il Madagascar.
Mi avevano indicato Ranomafana, quale culla delle tradizioni Tamboly, etnia che ha dato origine alla più conosciuta Taolagnaro.
Ranomafana è un centro agricolo dove si coltiva caffé robusta e riso. Prodotti poi rivenduti al mercato di Fort Dauphin (Taolagnaro).
La gente arriva da lontano, vende, acquista, si incontra, si scambiano le ultime notizie, si portano i malati al centro medico. E’ un paese nel mezzo di una rete di piccoli villaggi, su una zona abbastanza vasta.
E’ il luglio 2013. Giorno di mercato. La piazza è inabitualmente vuota. Il sentiero che va verso l’Est è indicato a dito. A pochi chilometri da Ranomafana sono arrivati i banditi. Lasciato qualcuno a badare casa e i piccoli, tutti quelli che possono si mettono in cammino. Uomini, donne e giovani. Si corre a piccoli gruppi, ognuno brandendo la lancia, il coltello, la fionda, o per le donne il mattarello per pilare il riso, i sassi. Raro il fucile da caccia. Non si va per assistere a qualcosa ma per ingaggiare una lotta, se è il caso, ad ogni modo per difendersi.
I “dahalo”, “ladri”, arrivano per rubare i buoi. Quel giorno divisi in due gruppi, erano circa duecento cinquanta. Arrivano all’improvviso di notte e non hanno pietà di ciò che incontrano.
I gendarmi a Ranomafana sono pochi e mal equipaggiati. La gente le prime volte fuggiva terrorizzata. In seguito hanno deciso di proteggere le proprie terre. E’ una vera organizzazione e solidarietà di popolo. E’ proprio ciò che voglio raccontare con queste immagini: non scontri o morti, ma il valore che lega questa gente.
Il primo gruppo di dahalo, rubati un centinaio di buoi, era riuscito a fuggire. L’altro è stato circondato più a valle.
I malgasci, di buona origine est asiatica, non esteriorizzano i sentimenti. Niente comportamenti eclatanti. Ma la tensione è percepibile dai volti e dagli occhi.
Fra i banditi ex gendarmi che sanno maneggiare i fucili, ma anche uomini, donne e ragazzi ramassati da lontani villaggi. Povera gente in cerca di fortuna.
Al pomerriggio arriva il contingente della gendarmerie di Taolagnaro. La notte almeno si passerà al sicuro.
Il giorno seguente si conteranno un centinaio di morti, fra cui anche donne incinte e dei ragazzi.
I dahalo razziano i buoi che per vie illegali arrivano sui mercati ufficiali. La richiesta di carne bovina sul mercato internazionale è molto forte e genera lauti guadagni.
Il bue è anche un simbolo per questo popolo. E’ animale per il lavoro e il trasporto. Morte, matrimonio, litigi si regolano con l’uccisione del bue. E’ la ricchezza del malgascio, il suo onore e prestigio sociale. E’ il tramite, sacramento tradizionale, fra i vivi e gli antenati.
Interessi economici che calpestano le tradizioni e le credenze di un popolo, che non è disposto ad accettare.

 

Créé avec Artmajeur